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...la democrazia è una pratica estremamente complessa,
che rifiuta improvvisazioni, facili generalizzazioni,
più o meno ingegnose innovazioni, ed per di più un meccanismo molto delicato
che si guasta al minimo urto.




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Che il Belpaese si stia trasformando in un formaggio coi buchi?
venerdì, 28 marzo 2008
Contro l'abolizione dell'Ordine dei giornalisti
Dal Quotidiano.net

Il comico genovese Beppe Grillo lancia la sua ultima sfida dal suo blog:
''Il 25 aprile si firmerà per un referendum in tre punti per una libera informazione in un libero Stato. Il primo punto sara' l'abrogazione della legge 66/1963, perche' l'accesso alla professione di giornalista e il suo esercizio siano liberi da vincoli burocratici e corporativi di sorta''. In preparazione il secondo Vaffa Day, questa volta sull'informazione, fissato appunto il 25 aprile.

''L'informazione e' libera e l'Ordine dei giornalisti - sostiene il comico - limita la libertà di informazione. Chiunque deve poter scrivere senza vincoli se non quelli previsti dalla legge. I giornalisti liberi straccino la tessera, non ne hanno bisogno, il loro unico punto di riferimento è il lettore''.

QUI  invece potete leggere direttamente il post di Beppe Grillo a proposito.

Ora, io vorrei esprimere solo un parere da addetta ai lavori.

Innanzitutto l'ordine dei giornalisti che per brevitas chiamerò ODG, è previsto dalla legge inoltre NON è stato istituito in epoca fascista come distorsivamente lascia credere, anzi,

nel 1908 avviene in Italia il primo riconoscimento giuridico della professione e la nascita del primo embrione di albo: la legge n. 406 del 9 luglio
, infatti, concede, ai giornalisti 8 scontrini ferroviari con la riduzione del 75% sulle tariffe. E lo concede a coloro che "fanno del giornalismo la professione abituale, unica e retribuita".
Sempre questa legge prevede la costituzione di un'apposita commissione presso le Ferrovie dello Stato con lo scopo di compilare l'elenco de direttori, dei redattori e dei corrispondenti di quotidiani ai quali concedere gli scontrini.

L'albo viene poi recepito in sede contrattuale nel marzo del 1925 quando fra la Federazione della Stampa e gli editori fu firmato un accordo che prevedeva la costituzione presso ciascuna Associazione regionale di un comitato paritetico giornalisti - editori per la compilazione dell'albo locale. Al centro venne costituito un comitato d'appello per giudicare sui ricorsi avverso l'esclusione dagli albi locali. Nel contratto stipulato poi il 14 luglio del '25, si affermava che dovevano considerarsi "giornalisti professionisti coloro che da almeno 18 mesi facciano del giornalismo la professione unica retribuita".

Sempre nel '25, e precisamente a dicembre, con la legge n. 2307, fu istituito l'Ordine dei Giornalisti avente le sue sedi nelle città dove esisteva la Corte d'Appello. L'Ordine avrebbe dovuto formare gli albi locali e solo agli iscritti sarebbe stato consentito di esercitare la professione.

Che succede con il fascismo? L'albo è lo strumento del dittatore cattivo che dispone i giornalisti ipnotizzati in fila per due?

No. Avvenne che nel febbraio del '28 un Regio decreto - ignorando la precedente legge - dette norme soltanto per "l'istituzione dell'albo professionale dei giornalisti".

Ciò è facilmente spiegabile: nel '26 era stato infatti istituito il sistema del "Sindacato unico di diritto pubblico" per tutte le categorie dei professionisti. Con questo sistema venivano mantenuti in vita - con forti limitazioni - gli ordini già esistenti. Gli altri come l'Ordine dei Giornalisti, furono invece bloccati.

Che Einaudi e Berlinguer (così prosegue Grillo), personaggi che io ammiro profondamente,  non condividessero l'ordine, è una posizione legittima quanto quella di chi invece ne apprezza l'operato.

A che serve l'ordine dei giornalisti?

Soprattutto a garanzia della pubblica opinione e del lettore che è il destinatario dell'informazione. Inosomma come esiste l'ordine dei medici, degli avvocati e dei farmacisti l'iscrizione del professionista all'albo è una certificazione di professionalità.


Quindi io per esempio chiederei piuttosto la chiusura delle scuole di giornalismo che a corso ultimato attribuiscono aggratis un tesserino che perde di significato in quanto il mestiere del giornalismo si impara attraverso una faticosa e spesso non retribuita gavetta la quale consente di acquisire l'esperienza necessaria a poter in seguito affrontare la stesura di pezzi complessi e inerenti una molteplicità di temi.

 Queste scuole come il SuorOrsola Benincasa di Napoli privilegiano logiche clientelari:

 
"l'amico mio fa lo stage al corriere del mezzogiorno, mentre mio fratello lo sistemiamo al al Mattino dove c'è mio cugino che gli da' una mano..etcetc".

Altrimenti, aboliamo anche l'ordine dei medici, dei dentisti e degli avvocati, tanto oggigiorno tutti si sentono in grado di fare tutto, Grillo fa il giornalista, io mi faccio fare un'otturazione dalla venditrice ambulante o un'operazione al cuore dal portiere che ha comprato tutti i volumi dell'enciclopedia medica del corriere della sera.

Vorrei inoltre ricordare la vicenda di Mazza del tg2:

alcuni affiliati ai meet up hanno inviato una sacrosanta (dal mio punto di vista) lettera al Presidente dell'Ordine dei Giornalisti Lorenzo Del Boca per chiedere di prendere provvedimenti disciplinari nei confronti del Direttore del TG2 Mauro Mazza.

Questo il testo della lettera:

Al Presidente Ordine dei Giornalisti Dott. Lorenzo Del Boca
Le scrivo per chiederLe di prendere provvedimenti disciplinari, dalla censura all'espulsione dall'Ordine, nei confronti del Giornalista Mauro Mazza, direttore della Testata Giornalistica di RAI 2 per i seguenti motivi: -

- PROCURATO ALLARME: Nell'editoriale di oggi, mercoledì 19 settembre 2007, andato in onda alle ore 13.00, usava 4 minuti di servizio pubblico per paventare il rischio che un pacifico e non violento movimento di cittadini indignato verso l'attuale classe politica italiana possa "premere il grilletto e qualche volta uccidere". Tale affermazione non è supportata da nessun dato reale ma è solo una sua forzata e discriminatoria interpretazione dei fatti.

- VIOLAZIONE DELLA CARTA DEI DOVERI DEL GIORNALISTA: Il suddetto Mauro Mazza dirige un telegiornale pubblico, è pagato dai cittadini e ancor più di ogni altro giornalista è tenuto a rispettare la Carta dei doveri del Giornalista del 1993 che alla voce PRINCIPI così recita : "Il giornalista non deve omettere fatti o dettagli essenziali alla completa ricostruzione dell'avvenimento. Non deve travisare, né forzare il contenuto degli articoli o delle notizie" ed alla voce RESPONSABILITA' "Il giornalista non può discriminare nessuno per la sua razza, religione, sesso, condizioni fisiche o mentali, opinioni politiche".


Giustissimo ci mancherebbe.

Tuttavia ignorando che l'Ordine ha (come tutti gli Ordini professionali)  meccanismi di disciplinari interni e che quindi il giornalista sprovveduto è stato abbondantemente richiamato,

poichè alla gente serve la gogna pubblica e l'esemplarità della punizione nella piazza del mercato (d'altronde anche Robespierre instaurò il terrore, ben peggiore perchè patinato di una giustizia alla prova dei fatti inesistente) insistono sul fatto che debba essere radiato dall'albo etc..

Giunge la risposta assa equilibrata (a parer mio) dell'ordine dei giornalisti:

E' uno "strano paese" quello in cui un comico può coprire di improperi chi gli capita a tiro mentre se "un giornalista (mettiamo Mauro Mazza) ritiene che queste manifestazioni siano eccessive, al punto da poter diventare pericolose, scatta il desiderio di tappargli la bocca su questo argomento e su tutti gli altri, posto che alcuni pretendono addirittura la sua radiazione": lo dicono il Presidente Lorenzo Del Boca ed il Segretario Enzo Iacopino del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti, comunicando di aver ricevuto "alcune segnalazioni-esposto a proposito dell'editoriale del direttore del Tg2 Mauro Mazza nei confronti del quale vengono chieste 'sanzioni esemplari'".

Mazza nell'editoriale definiva Grillo "apprendista stregone" equiparandolo ai cattivi maestri che spingevano qualcuno a premere il grilletto contro giornalisti, magistrati ecc. Del Boca e Jacopino hanno provveduto a girare i documenti al Consiglio dell'Ordine del Lazio che, spiega una nota, "territorialmente, è competente per esaminare la materia e decidere nel merito", ma si sono riservati un "sommesso commento".

 "Strano Paese, il nostro... - dicono - Un signore (che, questa volta, si chiama Beppe Grillo) va in piazza e copre di improperi chi capita a tiro della sua verve goliardica. Viviamo in una società dove le libertà sono sacre, per carità. Dunque, l'affermazione che il presidente del Consiglio é l'Alzhaimer deve essere accolta come espressione del pensiero che la Costituzione garantisce.

E, se appare esagerata, la si giustifica con il fatto che a dirlo è stato un comico, protetto dal diritto di satira che rappresenta un'ulteriore guarentigia".


Diversa la situazione per il giornalista: "Le libertà, in questo caso, valgono meno e il sacrosanto diritto di espressione dovrebbe trovare un limite nella censura.
 I giornalisti - sottolineano -sono titolari di una grande e grave responsabilità perché devono essere rispettosi dei fatti, pacati nei commenti, equilibrati nei giudizi e attenti a non urtare suscettibilità. Non necessariamente devono assecondare la piazza"
.

Alcuni proprio nel forum del meet up hanno obbiettato che Mazza si è servito del servizio pubblico pagato col canone e qui rispondo in maniera limpida e semplice:

che il signor mazza ha sicuramente avuto dei provvedimenti disciplinari e che l'episodio sulla stessa rai plurale ed aperta ci sono stati infiniti programmi, dibattiti e tutti i telegiornali hanno riportato la risposta di Beppe Grillo alle sconsiderate dichiarazioni di Mazza garentendo il massimo del contraddittorio.

La domanda è allora un'altra.

 I Grillini hanno chiesto perentoriamente la radiazione dall'albo e la punizione esemplare e naturalmente il desiderio di sangue è rimasto inappagato perchè pur cadendo nell' ingiustificabile irrazionalismo del momento, Mazza, humano est e resta un professionista che lavora al tg2, sempre tenendo presente che politici, colleghi giornalisti e insigni giuristi (tra i quali sartori) l'hanno smentito pubblicamente e nella stessa Rai.

Chi veramente vuole imporre la sua informazione? chi si ritiene depositario assoluto di UNA  et VERAVERA informazione, sia altrettanto LIBERA?
informazione? Chi dice infine che questa
Scritto da: Oulipop alle ore 11:37 | link | commenti (7) | Categoria: democrazia cosa è, la colonna dei cattivi, quando il diritto va a rovescio
venerdì, 07 marzo 2008
Dalla Campania Felix alla Campania Fetix, precisazioni storiografiche

Dispaccio ANSA 

ROMA, 3 MAR - Le ecoballe di rifiuti prodotti dai Cdr campani, che eco non sono e che non rispondono ai requisiti richiesti dalla normativa, potranno essere bruciate nel termovalorizzatore di Acerra. E' quanto stabilito in un'ordinanza firmata dal presidente del Consiglio Romano Prodi, datata 20 febbraio e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale di venerdi'. In pratica, dunque, le ecoballe stoccate nella regione, prodotte con materiali di qualita' diversa da quella prevista dalle norme, potranno finire nel nuovo termovalorizzatore dove, invece, avrebbero dovuto essere bruciate ecoballe con determinate caratteristiche legate al potere calorifero. ''Per accelerare le iniziative finalizzate al superamento dello stato di emergenza - si legge all'articolo 4 dell'ordinanza - in particolare per consentire la messa in esercizio in tempi rapidi dell'impianto di termodistruzione di Acerra, e' autorizzato il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti contraddistinti dai codici Cer 191212, 190501 e 190503 (rispettivamente le ecoballe campane, la frazione organica non stabilizzata, ossia l'ex fos, e il compost fuori specifica, ndr) presso detto impianto, assicurando comunque il rispetto dei livelli delle emissioni inquinanti gia' fissati nel provvedimento di autorizzazione''.(ANSA). GUI

Non credo che a certe aberrazioni possano far seguito commenti ulteriori rispetto a questi

Tuttavia mi sia consentita una considerazione che intende cambiare talune diciture dei libri di geografia e storia:


                                                  Dalla Campania Felix...

 


Campania Felix

Autore: Georg Hoefnagel o Hufnagel (Anversa, 1542 – Vienna, 9 settembre 1600) è stato un pittore, cartografo ed illustratore fiammingo.

 

                                                      ...Alla Campania Fetix

 


Campania Fetix

Autore. Bassolino e Dintorni (anni '90 ad oggi purtroppo)

Scritto da: Oulipop alle ore 12:15 | link | commenti (4) | Categoria: la colonna dei cattivi, quando il diritto va a rovescio
lunedì, 18 febbraio 2008
Il Kosovo privo di ogni riSERBO si proclama indipendente
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I telegiornali tuonano selvaggiamente sul tanto agognato riconoscimento del Kosovo da parte delle nazioni più disparate, quasi a farne un requisito essenziale ai fini dell'effettiva indipendenza..

SFATIAMO IL MITO GIURIDICO!

Affinchè uno Stato acquisti la personalità internazionale occorre che presenti ambedue i requisiti dell'effettività e dell'indipendenza . La prima attiene al fatto che lo stato è tale in quanto esercita effettivamente il proprio potere su una comunità territoriale (es. governo in esilio non è effettivo); la seconda ( cioè l'indipendenza) impone che l'organizzazione di governo non dipenda da un altro stato.

Il riconoscimento appartiene solo alla sfera politica, non rivela altro se non l'intenzione di coltivare rapporti amichevoli, di scambiare rappresentanze diplomatiche e di avviare forme più o meno intense di collaborazione mediante la conclusione di accordi.
Ne deriva che il riconoscimento sia pur non del tutto privo di conseguenze giuridiche, è comunque inifluente ai fini della costituzione di una personalità di diritto internazionale.

L'indipendenza del Kosovo è quindi un requisito che va ad aggiungersi all'effettività del suo governo, perchè lo Stato sia riconoscibile (prescindendo dal fatto che sia o meno riconosciuto) come tale dagli altri stati e sia destinatario di norme di diritto internazionale, ma non è fine a se stesso naturalmente come si evincerebbe dalle notizie propinateci quotidianamente.
Scritto da: Oulipop alle ore 17:06 | link | commenti | Categoria: pollitica, democrazia cosa è, quando il diritto va a rovescio
mercoledì, 28 novembre 2007
Che figlio di Putin..

7

Le elezioni in Russia non saranno "libere", l'opposizione è sistematicamente criminalizzata e denunzie di pressioni provengono da tutto il paese.
In Italia ovviamente non se ne parla, almeno noi informiamoci.

Arresti a raffica Putin criminalizza gli oppositori

Lo zar che esalta le minacce per evocare il pericolo esterno Criminalizzando gli avversari prepara il suo trionfo

In tutti i regimi autoritari, quando gli oppositori vengono definiti sciacalli e le elezioni devono «salvare la Patria», la democrazia dichiarata diventa solo una squallida copertura dell' intimidazione. La Russia di Vladimir Putin non fa eccezione alla regola. È sulla paura collettiva che il presidente punta per conquistare alle elezioni legislative di domenica quel trionfo che gli serve se vuole rimanere «leader nazionale» dopo aver lasciato il Cremlino. E si capisce meglio, allora, perché un potere cui non fa difetto il consenso popolare senta il bisogno di accanirsi contro sparute dimostrazioni di dissenzienti, perché vengano fermati personaggi come Kasparov o Nemtsov, perché la polizia agisca con tanta durezza e le televisioni abbiano piena libertà di documentare il suo comportamento. Senza dubbio il riflesso autoritario ereditato dall' Urss (e dagli zar) gioca una parte importante. Ma c' è dell' altro. Putin vuole esaltare ogni minima minaccia alla pace sociale e all' ordine pubblico, vuole convincere gli elettori che sulla Russia pesa un grave pericolo fomentato anche dall' estero, e spera così di ricevere dagli elettori una risposta di continuità e di conservazione. Criminalizzando Kasparov quando potrebbe benissimo farne a meno, il presidente lo trasforma in paradossale alleato: non importa che l' opposizione sia già destinata a rimanere esclusa dal prossimo Parlamento, non importa che il suo seguito sia marginale, quel che conta è invece che in piazza si crei una bella confusione e che l' Occidente si schieri a sostegno delle «illegalità» commesse dai manifestanti. Del resto non si tratta, per Vladimir Putin, di una tecnica nuova.

Nel ' 99, quando era ancora primo ministro e al Cremlino sedeva Boris Eltsin, la ripresa in grande scala della guerra cecena (a seguito di attentati ancora controversi) servì a rendere popolare l' ex ufficiale del Kgb presso una opinione pubblica spaventata e nazionalista. Poi, quando fu lui a installarsi al Cremlino, Putin poté far leva sul vuoto di potere che Eltsin gli aveva lasciato in eredità e che portava i russi all' esasperazione, poté scagliarsi contro la banda degli oligarchi ladroni e promettere il ripristino dell' autorità statale, divenne, insomma, l' uomo forte con la missione di salvare la Nazione dal disordine e dalla rovina. Sull' onda di questo mandato e della sua riconferma elettorale quattro anni fa, la Russia di Putin ha imboccato la strada di un fatale autoritarismo sorretto dal consenso della popolazione. Convinto (a ragione) che la Storia vieti un trasferimento sulla Piazza Rossa del modello Westminster, il Cremlino si è affidato all' ideologia della «democrazia sovrana», ha stabilito un legame indissolubile tra riscatto della Patria e forza del potere, ha rassicurato un popolo che tendeva a identificare la democrazia di tipo occidentale con l' instabilità permanente. Così si è arrivati alle violazioni dei diritti civili, al ferreo controllo dei media che contano, all' uso partigiano della magistratura, fino al partito «quasi unico» , Russia Unita, di cui è in forse soltanto la percentuale di vittoria. E così, sulla scena internazionale, Putin ha sfruttato le «rivoluzioni colorate» in terre ex-sovietiche, oppure l' allargamento della Nato e la volontà americana di piazzare in prossimità dei confini russi componenti militari di un sistema antibalistico. Perché la paura interna, per funzionare davvero, ha bisogno di essere alimentata dai pericoli esterni, da coloro, come dice il presidente, che «vorrebbero vedere la Russia a pezzi» .

Beninteso, Putin non avrebbe potuto attuare un simile disegno senza essere in grado di esibire concreti successi della sua opera di governo. E i successi ci sono, perché i proventi dell' esportazione di petrolio e di gas hanno spinto il tasso di crescita attorno al 7 per cento annuo, le riserve monetarie sono a livelli record, il benessere della popolazione è certamente aumentato e comincia a estendersi, l' uso politico dell' arma energetica viene visto dai russi come un diritto e induce alla prudenza chi, come l' Europa, riceve da Mosca il 42 per cento del gas e il 30 per cento del petrolio che consuma. Vi serve un timoniere come quello che avete avuto negli ultimi otto anni, dice Vladimir Putin agli elettori russi. E affinché il timoniere possa restare tale anche quando avrà lasciato il Cremlino in ossequio alla Costituzione, dopo il marzo 2008, il primo passo da compiere è quello di tributare un plebiscito ai candidati di Russia Unita. Il primo dei quali, guarda caso, si chiama Vladimir Putin.

Sin qui tutto è chiaro, ma il presidente non dice tutto. Per affermare la sua «verticale del potere» senza scoprirsi le spalle, Putin si è circondato in questi anni di fedelissimi esecutori: quasi tutti pietroburghesi come lui, quasi tutti provenienti dai servizi di sicurezza come lui. Costoro, i cosiddetti siloviki, oltre a fare carriera si sono arricchiti diventando i gestori della ri-statalizzazione delle ricchezze nazionali, a cominciare da quelle energetiche. La spartizione della torta ha inevitabilmente creato gruppi, correnti, interessi che soltanto facendo tutti riferimento al «capo» presidente hanno evitato lo scontro. La prevista uscita di Putin dal Cremlino, ora, rischia di rompere questo equilibrio e di scatenare una guerra per bande. A meno che Putin, in una nuova veste tutta da inventare, continui a essere il vero «capo» e riesca a far eleggere al Cremlino il più fidato e il meno ambizioso dei suoi concittadini. Tanto fidato e tanto poco ambizioso da farsi da parte quando Putin deciderà. Questa è la vera partita russa che si apre domenica con il voto per la nuova Duma. Ed è su questa partita che l' Occidente farà bene a tenere gli occhi puntati, senza rinunciare alle sue osservazioni critiche e in attesa che un altro più genuino cambio della guardia abbia luogo alla Casa Bianca. Franco Venturini

Venturini Franco

Scritto da: Oulipop alle ore 13:49 | link | commenti | Categoria: la colonna dei cattivi, quando il diritto va a rovescio
mercoledì, 21 novembre 2007
News dalla cripta: una sentenza lapidaria
vampiriNEWS DALLA CRIPTA
(dal nostro inviato in foto)

L’aglio in capsule non è un medicinale


La Germania ha erroneamente classificato come medicinale un prodotto industriale di importazione a base di aglio liofilizzato in capsule. La corrispondente autorizzazione all’immissione in commercio rappresenta una illegittima restrizione agli scambi comunitari.

La condanna, emessa dalla Corte di Giustizia europea, chiarisce che tale classificazione del prodotto - da considerarsi, a rigore, come un integratore alimentare - non risponde ai due criteri di base del codice comunitario relativo ai medicinali per uso umano (direttiva 2001/83/CE). Il prodotto non ha infatti la qualità di medicinale né per presentazione (non è adeguato il confezionamento né esclusiva la forma in capsule) né per funzione (non contiene alcuna sostanza diversa dall’aglio allo stato naturale e il suo consumo non ha effetti ulteriori rispetto a quelli che derivano dal consumo di aglio allo stato naturale).

Assodato il fatto, i giudici hanno ritenuto che l’esercizio del potere discrezionale adottato dalla Germania per la classificazione del prodotto come medicinale non risulta proporzionato alle finalità di tutela della sanità pubblica, ma che appunto ne derivi un effetto restrittivo a danno del libero commercio. Non è necessario stabilire se il prodotto in questione debba essere riconosciuto come un alimento ovvero come un integratore alimentare. Ciò che conta è l’applicazione delle norme nazionali in rapporto alle disposizioni del Trattato. L’importanza della sentenza va molto al di là del caso in esame e della letteratura scientifica sulle proprietà benefiche per la salute attribuite all’aglio (ad es. antiarteriosclerotico). Il dato viene rimarcato della stessa Corte: “è difficile evitare, finché l’armonizzazione dei provvedimenti necessari a garantire la tutela della salute pubblica non sarà più completa, che sussistano differenze tra gli Stati membri nella qualificazione dei prodotti come medicinali ovvero come alimenti”.

La questione può in effetti toccare molti altri prodotti le cui proprietà benefiche per la salute eguagliano quelle delle sostanze alimentari da cui sono tratti. Dalla stessa sentenza emerge ad esempio che nel mercato tedesco è ammessa la vendita di altri prodotti analoghi a base di aglio, cui viene però riconosciuta la qualifica di medicinali. Nella fattispecie, i giudici hanno tuttavia ritenuto generiche e limitate a circostanze molto particolari le motivazioni sui rischi dell’uso del prodotto connessi alla tutela della salute pubblica presentate dalla Germania (emorragie spontanee, emorragie postoperatorie, inibizione di alcuni retrovirali e interazione con alcuni anticoagulanti). I giudici rilevano inoltre che secondo la giurisprudenza, nel quadro valutativo della funzione di un medicinale, il rischio per la salute è un fattore autonomo rispetto alla sua azione farmacologica. Una procedura autorizzativa tanto rigorosa come quella riservata ai medicinali avrebbe potuto essere essere evitata con una semplice avvertenza ai consumatori. La direttiva 2001/83/CE qualifica come medicinale “ogni sostanza o associazione di sostanze presentata come avente proprietà curative o profilattiche delle malattie umane” ovvero “ogni sostanza o composizione da somministrare all’uomo allo scopo di stabilire una diagnosi medica o di ripristinare, correggere o modificare funzioni fisiologiche dell’uomo”.

La sentenza riconosce che i medicinali hanno in comune con gli integratori alimentari un effetto fisiologico. La nozione di medicinale non può tuttavia corrispondere a un prodotto che si limiti ad avere proprietà benefiche per la salute in generale. Un medicinale deve propriamente avere una funzione di profilassi o di cura.
Scritto da: Oulipop alle ore 18:21 | link | commenti (3) | Categoria: senta floris, ultràs partes, non ce la posso mai fare, quando il diritto va a rovescio